Quali
benefici può portare un termovalorizzatore?
I benefici derivanti dall’attività
di un termovalorizzatore riguardano un migliore
impiego dei rifiuti non riciclabili che sarebbero
altrimenti destinati alle discariche, consentendo
al tempo stesso mediante la termovalorizzazione
degli stessi un recupero di energia elettrica e
riducendo il volume del materiale da conferire in
discarica. Trattandosi di impianti a bassissimo
impatto ambientale, i termovalorizzatori sono inoltre
in grado di garantire limiti alle emissioni di assoluta
tranquillità per la salute dei cittadini
e per l’ambiente in generale. Per tutti questi
motivi il recupero energetico costituisce oggi un
elemento indispensabile della filiera dei rifiuti.
L’Energonut è autorizzata ad utilizzare
per uso energetico biomasse e CDR (combustibile
derivato dai rifiuti) quest’ultimo per una
quantità massima di 85.000 tonnellate annue.
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Qual
è la differenza tra termovalorizzatore e
inceneritore?
Si tratta di impianti diversi. L'unico elemento
che accomuna termovalorizzatori e inceneritori è
la combustione del rifiuto impiegata per scopi differenti:
nell'inceneritore la combustione non è altro
che una forma di smaltimento dei rifiuti; nel termovalorizzatore
o impianto di coincenerimento (ed è il caso
dell’impianto di Energonut) l’obiettivo
è quello, altrettanto importante, del recupero
di energia termica e/o elettrica.
Le due tipologie di impianti sono separate da più
di vent'anni di evoluzione tecnologica, che ha conferito
ben altra sicurezza ambientale e sanitaria ai termovalorizzatori
di ultima generazione, grazie ad un continuo miglioramento
dei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti
nei fumi.
Intervenendo, inoltre, sulle caratteristiche costruttive
dei forni ed ottimizzando il processo della combustione,
i moderni termovalorizzatori sono in grado di attuare
un contenimento preventivo delle emissioni, rispettando
così le normative sempre più restrittive
adottate, in Italia e altrove, a difesa dell'ambiente
e della salute pubblica.
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E’
corretto affermare che le emissioni degli impianti
di termovalorizzazione possono nuocere alla salute
umana?
I termovalorizzatori moderni come quello di Energonut
sono dotati di tutti i sistemi più avanzati
di controllo e riduzione delle emissioni che ne
fanno una realtà compatibile con le esigenze
di tutela ambientale e, come dimostrano numerosi
esempi, sono inseriti con successo anche all'interno
di contesti urbani, senza rischi per la salute e
senza preoccupazioni da parte dei cittadini. Le
analisi di tipo epidemiologico effettuate nelle
aree in cui sono insediati moderni termovalorizzatori
non hanno segnalato la sussistenza di effetti dannosi
sull'uomo.
Ad oggi quindi, si può affermare che l'impatto
sulla salute umana dei moderni impianti di termovalorizzazione
è del tutto trascurabile rispetto alle esposizioni
a sostanze inquinanti cui i cittadini sono sottoposti
quotidianamente. Basti considerare che la diossina
è rilevabile normalmente presso numerosi
impianti industriali, nel fumo di sigaretta, nelle
combustioni di legno e carbone (potature e barbecue),
nei fumi del traffico cittadino... Il 90% dell'esposizione
umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti
e non direttamente per via aerea.
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I
termovalorizzatori soddisfano i requisiti di tutela
ambientale?
Nel corso degli ultimi anni si è investito
molto sullo studio di sistemi ed approntamenti tecnologici
mirati a minimizzare l’impatto ambientale
dei termovalorizzatori, in particolare per quanto
riguarda i sistemi di abbattimento presenti nella
linea di trattamento dei fumi generati.
Sono state sviluppate misure di contenimento preventivo
delle emissioni, ottimizzando le caratteristiche
costruttive dei forni e migliorando il processo
di combustione. Questo risultato si è ottenuto
attraverso l'utilizzo di temperature più
alte, di maggiori tempi di permanenza dei rifiuti
in regime di alte turbolenze e grazie all'immissione
di aria per garantire l'ossidazione completa dei
prodotti della combustione.
I dati registrati da enti pubblici di controllo
presso termovalorizzatori in esercizio presentano
valori molto inferiori ai limiti imposti dalle leggi
locali e dalle direttive dell’Unione Europea.
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L’impianto
può smaltire anche rifiuti tossici o pericolosi?
Tale circostanza è del tutto esclusa in quanto
non è mai stata richiesta, e quindi rilasciata,
alcuna autorizzazione in merito. I continui controlli
effettuati dalle istituzioni preposte verificano
rigorosamente tale circostanza.
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E’
vero che i termovalorizzatori emettono diossine?
In passato la termovalorizzazione dei rifiuti ha
potuto contribuire alla presenza di diossina nell’ambiente,
a causa delle tecnologie di controllo della combustione
e della linea fumi non ancora avanzate come le attuali.
Nel 2000 la Comunità Europea, al fine di
contenere l’emissione di diossina negli Stati
Membri, ha così fissato per le diossine un
limite alle emissioni degli impianti di termovalorizzazione
pari a 0.1 nanogrammo per metro cubo (un nanogrammo
è pari ad un milionesimo di milligrammo);
una concentrazione nettamente inferiore a quelle
riscontrabili nelle emissioni di "vecchi"
inceneritori (da 10 a 100 volte).
Allo stato attuale pertanto, considerando la diffusione
di sistemi di controllo avanzati e l’ampio
rispetto del limite di legge, si è ridotto
significativamente l’impatto del termovalorizzatori
anche in rapporto ad altre attività che producono
diossina.
Inoltre, la diossina che esce al camino è
circa qualche millesimo di quella che entra con
i rifiuti (che peraltro sono costituiti da materiali
in buona parte entrati nelle nostre case prima di
diventare rifiuti).
Nel caso particolare di Energonut il sistema di
trattamento dei fumi di recente messa in servizio
e moderna concezione consente di adempiere agevolmente
ai limiti di legge a riguardo delle emissioni di
diossine: a questo riguardo le verifiche fatte dalla
Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente
ed i campionamenti regolarmente effettuati da laboratori
terzi verificheranno il rispetto dei livelli a termini
di legge.
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Che
cosa succede ai residui prodotti dal processo di
termovalorizazione?
Innanzitutto occorre considerare che da 100 kg di
CDR termovalorizzato vengono prodotti circa 10 kg
di scorie (residuo della combustione) e 5 kg di
ceneri provenienti dal trattamento fumi con i reagenti
(bicarbonato di sodio e carbone attivo) e dalla
filtrazione delle polveri nei filtri a manica. Le
scorie e le ceneri vengono smaltite a norma di legge
in relazione alla loro classificazione.
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Termovalorizzatore
e raccolta differenziata: è possibile conciliare
i due approcci alla gestione dei rifiuti o sono
in contrasto tra loro?
La termovalorizzazione dei rifiuti non è
contrapposta o alternativa alla pratica della raccolta
differenziata finalizzata al riciclo. Si tratta,
al contrario, di due processi che occorre integrare
per ottimizzare la gestione dei rifiuti urbani,
uscendo così da situazioni di "emergenza"
e dall'uso della discarica come sistema di smaltimento
dei rifiuti non utilmente riciclabili (cosiddetto
Decreto Ronchi).
La strategia adottata dall'Unione Europea (direttive
91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi
e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio)
e recepita in Italia con il Decreto Legislativo
n° 22/97 affronta la questione dei rifiuti delineando
priorità di azioni all'interno di una logica
di gestione integrata del problema. Pertanto, se
il primo livello di attenzione è rivolto
alla necessità di prevenire la formazione
dei rifiuti e di ridurne la loro pericolosità,
il passaggio successivo riguarda l'esigenza di riutilizzare
i prodotti (es. bottiglie) ed infine, ove non sia
possibile, riciclare i materiali (es. vetro). Infine,
solo per quanto riguarda il materiale che non è
stato possibile riutilizzare e poi riciclare, si
propone l'incenerimento con recupero energetico
al posto dello smaltimento in discarica.
Le esperienze avviate in vari Paesi d'Europa dimostrano
che anche laddove il ricorso alla termovalorizzazione
dei rifiuti è stato molto spinto, il tasso
di crescita della raccolta differenziata non è
diminuito, anzi, è cresciuto a ritmi sostenuti.