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  Domande / Risposte
Quanta energia elettrica viene prodotta dall’impianto di termovalorizzazione ogni anno? Quale è il risparmio di combustibile da fonti convenzionali che risulta?
Si stima che Energonut, dopo aver raggiunto una situazione a regime, avrà una produzione netta annua di energia elettrica (al netto degli autoconsumi interni) di ca. 80.000.000 KWh; questa energia viene immessa sulla rete elettrica nazionale ed equivale orientativamente al consumo per uso domestico della Provincia di Isernia, consentendo di risparmiare combustibile pregiato, per la generazione della stessa quantità di energia in centrali elettriche, nella misura di ca. 35.000 tonnellate equivalenti di petrolio (TEP) anno. Il rendimento di trasformazione del rifiuto in energia elettrica raggiunge il 24%.
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Quali benefici può portare un termovalorizzatore?
I benefici derivanti dall’attività di un termovalorizzatore riguardano un migliore impiego dei rifiuti non riciclabili che sarebbero altrimenti destinati alle discariche, consentendo al tempo stesso mediante la termovalorizzazione degli stessi un recupero di energia elettrica e riducendo il volume del materiale da conferire in discarica. Trattandosi di impianti a bassissimo impatto ambientale, i termovalorizzatori sono inoltre in grado di garantire limiti alle emissioni di assoluta tranquillità per la salute dei cittadini e per l’ambiente in generale. Per tutti questi motivi il recupero energetico costituisce oggi un elemento indispensabile della filiera dei rifiuti.
L’Energonut è autorizzata ad utilizzare per uso energetico biomasse e CDR (combustibile derivato dai rifiuti) quest’ultimo per una quantità massima di 85.000 tonnellate annue.
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Qual è la differenza tra termovalorizzatore e inceneritore?
Si tratta di impianti diversi. L'unico elemento che accomuna termovalorizzatori e inceneritori è la combustione del rifiuto impiegata per scopi differenti: nell'inceneritore la combustione non è altro che una forma di smaltimento dei rifiuti; nel termovalorizzatore o impianto di coincenerimento (ed è il caso dell’impianto di Energonut) l’obiettivo è quello, altrettanto importante, del recupero di energia termica e/o elettrica.
Le due tipologie di impianti sono separate da più di vent'anni di evoluzione tecnologica, che ha conferito ben altra sicurezza ambientale e sanitaria ai termovalorizzatori di ultima generazione, grazie ad un continuo miglioramento dei sistemi di abbattimento degli inquinanti contenuti nei fumi.
Intervenendo, inoltre, sulle caratteristiche costruttive dei forni ed ottimizzando il processo della combustione, i moderni termovalorizzatori sono in grado di attuare un contenimento preventivo delle emissioni, rispettando così le normative sempre più restrittive adottate, in Italia e altrove, a difesa dell'ambiente e della salute pubblica.
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E’ corretto affermare che le emissioni degli impianti di termovalorizzazione possono nuocere alla salute umana?
I termovalorizzatori moderni come quello di Energonut sono dotati di tutti i sistemi più avanzati di controllo e riduzione delle emissioni che ne fanno una realtà compatibile con le esigenze di tutela ambientale e, come dimostrano numerosi esempi, sono inseriti con successo anche all'interno di contesti urbani, senza rischi per la salute e senza preoccupazioni da parte dei cittadini. Le analisi di tipo epidemiologico effettuate nelle aree in cui sono insediati moderni termovalorizzatori non hanno segnalato la sussistenza di effetti dannosi sull'uomo.
Ad oggi quindi, si può affermare che l'impatto sulla salute umana dei moderni impianti di termovalorizzazione è del tutto trascurabile rispetto alle esposizioni a sostanze inquinanti cui i cittadini sono sottoposti quotidianamente. Basti considerare che la diossina è rilevabile normalmente presso numerosi impianti industriali, nel fumo di sigaretta, nelle combustioni di legno e carbone (potature e barbecue), nei fumi del traffico cittadino... Il 90% dell'esposizione umana alla diossina avviene attraverso gli alimenti e non direttamente per via aerea.
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I termovalorizzatori soddisfano i requisiti di tutela ambientale?
Nel corso degli ultimi anni si è investito molto sullo studio di sistemi ed approntamenti tecnologici mirati a minimizzare l’impatto ambientale dei termovalorizzatori, in particolare per quanto riguarda i sistemi di abbattimento presenti nella linea di trattamento dei fumi generati.
Sono state sviluppate misure di contenimento preventivo delle emissioni, ottimizzando le caratteristiche costruttive dei forni e migliorando il processo di combustione. Questo risultato si è ottenuto attraverso l'utilizzo di temperature più alte, di maggiori tempi di permanenza dei rifiuti in regime di alte turbolenze e grazie all'immissione di aria per garantire l'ossidazione completa dei prodotti della combustione.
I dati registrati da enti pubblici di controllo presso termovalorizzatori in esercizio presentano valori molto inferiori ai limiti imposti dalle leggi locali e dalle direttive dell’Unione Europea.
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L’impianto può smaltire anche rifiuti tossici o pericolosi?
Tale circostanza è del tutto esclusa in quanto non è mai stata richiesta, e quindi rilasciata, alcuna autorizzazione in merito. I continui controlli effettuati dalle istituzioni preposte verificano rigorosamente tale circostanza.
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E’ vero che i termovalorizzatori emettono diossine?
In passato la termovalorizzazione dei rifiuti ha potuto contribuire alla presenza di diossina nell’ambiente, a causa delle tecnologie di controllo della combustione e della linea fumi non ancora avanzate come le attuali.
Nel 2000 la Comunità Europea, al fine di contenere l’emissione di diossina negli Stati Membri, ha così fissato per le diossine un limite alle emissioni degli impianti di termovalorizzazione pari a 0.1 nanogrammo per metro cubo (un nanogrammo è pari ad un milionesimo di milligrammo); una concentrazione nettamente inferiore a quelle riscontrabili nelle emissioni di "vecchi" inceneritori (da 10 a 100 volte).
Allo stato attuale pertanto, considerando la diffusione di sistemi di controllo avanzati e l’ampio rispetto del limite di legge, si è ridotto significativamente l’impatto del termovalorizzatori anche in rapporto ad altre attività che producono diossina.
Inoltre, la diossina che esce al camino è circa qualche millesimo di quella che entra con i rifiuti (che peraltro sono costituiti da materiali in buona parte entrati nelle nostre case prima di diventare rifiuti).
Nel caso particolare di Energonut il sistema di trattamento dei fumi di recente messa in servizio e moderna concezione consente di adempiere agevolmente ai limiti di legge a riguardo delle emissioni di diossine: a questo riguardo le verifiche fatte dalla Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente ed i campionamenti regolarmente effettuati da laboratori terzi verificheranno il rispetto dei livelli a termini di legge.
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Che cosa succede ai residui prodotti dal processo di termovalorizazione?
Innanzitutto occorre considerare che da 100 kg di CDR termovalorizzato vengono prodotti circa 10 kg di scorie (residuo della combustione) e 5 kg di ceneri provenienti dal trattamento fumi con i reagenti (bicarbonato di sodio e carbone attivo) e dalla filtrazione delle polveri nei filtri a manica. Le scorie e le ceneri vengono smaltite a norma di legge in relazione alla loro classificazione.
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Termovalorizzatore e raccolta differenziata: è possibile conciliare i due approcci alla gestione dei rifiuti o sono in contrasto tra loro?
La termovalorizzazione dei rifiuti non è contrapposta o alternativa alla pratica della raccolta differenziata finalizzata al riciclo. Si tratta, al contrario, di due processi che occorre integrare per ottimizzare la gestione dei rifiuti urbani, uscendo così da situazioni di "emergenza" e dall'uso della discarica come sistema di smaltimento dei rifiuti non utilmente riciclabili (cosiddetto Decreto Ronchi).
La strategia adottata dall'Unione Europea (direttive 91/156/CEE sui rifiuti, 91/689/CEE sui rifiuti pericolosi e 94/62/CE sugli imballaggi e sui rifiuti di imballaggio) e recepita in Italia con il Decreto Legislativo n° 22/97 affronta la questione dei rifiuti delineando priorità di azioni all'interno di una logica di gestione integrata del problema. Pertanto, se il primo livello di attenzione è rivolto alla necessità di prevenire la formazione dei rifiuti e di ridurne la loro pericolosità, il passaggio successivo riguarda l'esigenza di riutilizzare i prodotti (es. bottiglie) ed infine, ove non sia possibile, riciclare i materiali (es. vetro). Infine, solo per quanto riguarda il materiale che non è stato possibile riutilizzare e poi riciclare, si propone l'incenerimento con recupero energetico al posto dello smaltimento in discarica.
Le esperienze avviate in vari Paesi d'Europa dimostrano che anche laddove il ricorso alla termovalorizzazione dei rifiuti è stato molto spinto, il tasso di crescita della raccolta differenziata non è diminuito, anzi, è cresciuto a ritmi sostenuti.

 

 

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